Il tradimento come iniziazione: una lettura psicologica e relazionale ispirata a Hillman
Il tradimento, nell’immaginario collettivo, è spesso narrato come una frattura morale tra chi ferisce e chi subisce. Eppure, come sottolinea James Hillman, la psiche non ragiona in termini morali ma simbolici. Per Hillman, “il tradimento è un’iniziazione ad una nuova coscienza della realtà”. La fine dell’Eden, la fine dell’illusione della perfezione e quindi della sicurezza, ma anche l’inizio della vita adulta dell’anima, e fenomeno che svela verità negate o non viste.
Ogni relazione costruisce un proprio Eden relazionale: un luogo simbolico in cui sicurezze e idealizzazioni si intrecciano. Il tradimento rompe questa immagine di perfezione e costringe la coppia a confrontarsi con la complessità dell’altro. Secondo Hillman, non esiste amore senza la possibilità della sua ferita: la fiducia implica sempre un rischio, e più è profondo l’amore, maggiore è la vulnerabilità che porta con sé.
Le posizioni di chi tradisce e di chi è tradito non coincidono necessariamente con le categorie di carnefice e vittima, è una polarizzazione comprensibile ma psicologicamente riduttiva. Chi è tradito vive 3 principali ferite: lo smarrimento rispetto la propria identità, la perdita di sicurezza e il trauma del crollo dell’immagine dell’altro. Dal punto di vista di chi tradisce, invece, non sempre si tradisce solo per una diversa sessualità, ma può essere un tentativo di sottrarsi ad una identità di coppia troppo stretta, un evitare di dire i propri bisogni, un meccanismo intrapsichico per interrompere uno schema famigliare stagnante. Spesso il tradimento fa emergere silenzi accumulati, segnali ignorati che già erano presenti nelle relazione, prima che si verificasse.
Il tradimento illumina ciò che nella coppia era rimasto nell’ombra: bisogni non detti, distanza emotiva, ruoli rigidi, aspettative irrealistiche o desideri non riconosciuti. In terapia il tradimento diventa un punto di accesso privilegiato per esplorare nuove verità psicologiche: Chi sono io, al di là del ruolo che ho nella coppia? Di cosa ho paura? Che cosa chiedeva di essere visto nella relazione?
Non tutte le coppie sopravvivono al tradimento; a volte la separazione è l’unica via di tutela. In altri casi, il tradimento rappresenta una soglia di trasformazione: porta a comunicare più autenticamente, ridefinire i confini, riscoprire il desiderio o incontrarsi nuovamente su un piano più realistico. Hillman ci invita a vedere nella fine dell’Eden la nascita della coppia adulta: quella che sceglie l’altro pur conoscendo la possibilità della ferita.
Il ruolo della psicologia clinica non è quello di identificare il colpevole e l’innocente, ma di esplorare quali dinamiche, bisogni e ferite abbiano trovato espressione nell’atto del tradimento. La terapia non assolve né condanna: aiuta a comprendere. Non si tratta di distribuire colpe, ma di dare parola a ciò che è rimasto nell’ombra.
Chi è stato tradito è vittima del gesto, ma non necessariamente dell’intera storia relazionale. Chi ha tradito è responsabile del comportamento, ma non della complessità che lo ha generato. Il tradimento va compreso come evento relazionale che nasce da una dinamica, non solo da un individuo.
Il tradimento è un varco attraverso cui la psiche invita a crescere.
Per alcuni è un passaggio di chiusura; per altri è l’inizio di una nuova autenticità.
È un dolore che obbliga a “guardare”, a “stare”, a “rinominare” ciò che nella relazione era messo da parte.
Come dice Hillman, non esiste amore senza la possibilità della sua ferita.
Ciò che importa, però, non è la ferita in sé, ma ciò che ognuno — e la coppia — sceglie di farne.
Bibliografia:
Hillman, J. (1999). “Puer Aeternus”. Adelfi
A cura della dr.ssa Emanuela Capucci
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa Clinica