LA MEDICINA GENERE-SPECIFICA
…E’ più importante sapere che tipo di persona ha una malattia piuttosto che sapere che tipo di malattia abbia una persona (Ippocrate IV sec a.C.)
La medicina genere-specifica è una branca della medicina che pone attenzione alle differenze cliniche, terapeutiche oltre che ai parametri di laboratorio tra i due sessi, maschile e femminile. Considerando che ogni individuo ha certamente un sesso femminile o maschile attribuito alla nascita dalla semplice visione dei genitali, la sua identità è però definita meglio dal genere che include non solo tutte le possibili varianti biologiche, ma anche alcuni effetti della sua storia personale che ne definisce davvero le caratteristiche, anche in area medica. Per questo è appropriato parlare di medicina genere-specifica piuttosto che di medicina di genere.
Conoscere la medicina di genere e seguirne gli sviluppi futuri può essere importante per chi si occupa di sessualità. Non raramente infatti i problemi sessuali si associano o sono determinati da condizioni che richiedono interventi medici, chirurgici o farmacologici. Inoltre esistono quadri clinici che possono avere ripercussioni sull’identità di genere e viceversa differenze legate al genere possono porre in ambito medico quesiti e decisioni complessi. La medicina genere-specifica si occupa anche delle problematiche specifiche della popolazione LGBT+ , segnatamente delle terapie e della prevenzione in particolare oncologica nelle persone in/post transizione.
In Italia dal 22.12.2017 è riconosciuta da una legge che detta anche modalità e regole per Aziende Sanitarie Locali (ASL),Ordini professionali, Società scientifiche e Università. IlMinistro della Salute consegna annualmente alle Camere una relazione sulle azioni di sostegno della medicina genere-specifica. Infine The Italian Journal of Gender-Specific Medicine pubblica articoli scientifici sull’argomento dal 2019.
Essa nasce dall’osservazione che per molto tempo i temi relativi alla salute hanno fatto riferimento prevalentemente o esclusivamente al genere maschile. Purtroppo applicando estensivamente gli stessi criteri a tutti gli individui, si sono osservate talune conseguenze negative, soprattutto nelle donne ma non solo, in termini di minor efficacia o di maggiori effetti avversi dei farmaci o ancora di diagnosi tardive o errate.
Questa consapevolezza è stata resa più significativa dall’altro nuovo approccio alla salute che chiamiamo epigenica. Con questo termine si intende la capacità, dimostrata, che fattori come alimentazione, abitudini, clima, vita sociale e stimoli mentali possono avere sull’espressione dei nostri geni. I suddetti fattori agiscono sui geni regolatori che inibiscono o stimolano la trascrizione dei geni portatori di alcune malattie.
In definitiva gli scopi della medicina genere-specifica sono: 1) la ricerca clinica e di laboratorio che tenga conto delle differenze di genere 2) la sensibilizzazione di chi si occupa di salute attraverso strumenti adeguati per capire ed affrontare questa rivoluzione culturale che ha un impatto concreto molto importante sulla salute della popolazione.
Di seguito alcuni quadri possono meglio spiegarne l’impatto.
La demenza è la perdita progressiva delle capacità cognitive (conoscenza e consapevolezza) e nel 70% dei casi è rappresentata dalla malattia di Alzheimer. I due terzi delle diagnosi sono a carico delle donne. I fattori che influenzano la sua comparsa e l’andamento del declino cognitivo sono in parte genetici e quindi non modificabili, ma in parte esterni. Il deficit ormonale della terza età, il livello di istruzione, il tipo di occupazione svolto nella vita e gli interessi del tempo libero sono chiamati marcatori di riserva cognitiva perché si è osservato che sono capaci di influenzare il decorso della malattia di Alzheimer in modo significativo. Tutti questi marcatori sono pesantemente peggiori nelle donne per motivi culturali e sociali.
L’infarto cardiaco nelle donne si può presentare con sintomi cosiddetti atipici (anzichè quelli tipici come il dolore braccio e al petto dei maschi) ovvero con nausea, stanchezza e dolori addominali. Ciò comporta una sottovalutazione della donna stessa e talvolta accertamenti in gastroenterologia o ginecologia con conseguente perdita di tempo prezioso. Non solo. L’infarto non è una malattia tipica del maschio, perché dopo la menopausa il rischio di malattia cardiovascolare (ictus e infarto) nelle donne prima raggiunge e poi supera quello dell’uomo. Infatti la mortalità per cause cardiovascolari in Italia per le donne è di circa 48% vs 38% negli uomini. E le donne muoiono di più per infarto e ictus che per tutti i tumori maligni che le colpiscono.
I tumori mostrano spesso grandi differenze sia nel fatto che prediligono l’uno o l’altro sesso sia nei fattori che ne favoriscano l’insorgenza in quanto legati direttamente a comportamenti personali, alla rapidità di diagnosi e al tipo di cure: tutti aspetti influenzabili da fattori culturali. Il tumore del colon è più frequente nei maschi, ma più aggressivo nelle femmine anche per diagnosi più tardive dovute al fatto che le zone di insorgenza preferite sono differenti nei due sessi e quindi anche i segnali di allarme in particolare la perdita ematica: importante segno che è più frequente nei tumori del colon discendente, osservato nei maschi.
Il disturbo depressivo si presenta con una frequenza doppia nelle donne rispetto agli uomini, ma le donne sembrano rispondere meglio degli uomini a due categorie di farmaci ( gli inibitori selettivi della serotonina (SSRI) e gli inibitori delle monoamminossidasi) rispetto agli antiidepressivi triciclici che sono più efficaci negli gli uomini.
Farmaci : il loro uso nelle donne è il 40% >uomini; inoltre si osservano differenze nell’assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione. Ovvero lo stesso farmaco si può comportare diversamente se somministrato ad una donna rispetto ad un uomo. A questo proposito è interessante il caso del Zolpidem, per l’insonnia, in commercio dal 1992 in compresse da 10 mg. Unico dosaggio fino al 2011 quando una nuova formulazione sublinguale, quindi più diretta nel raggiungere l’obiettivo, venne messa in commercio in due dosaggi: per gli uomini 3.5 mg e 1.75 mg per le donne, avendo osservato delle differenze nei livelli plasmatici del farmaco, con conseguenze sull’efficacia ma anche sugli effetti collaterali.
Persone transgender costituiscono una popolazione degna di speciale attenzione sia per il rischio di stigma e di pregiudizi degli operatori in difficoltà su questi temi sia per l’effettivo aumento di rischio oncologico e cardio-vascolare. La necessità di terapie ormonali insieme alla concomitante paucità degli screening ne sono la causa. In realtà lo screening mammografico a partire dai 50 anni dovrebbe interessare sia le donne che gli uomini trans che non hanno subito la mastectomia. Le donne che hanno conservato la prostata hanno anche un rischio per questo organo. Gli screening possono essere male accettati perché legati al sesso biologico di origine e vissuti sia fisicamente che emotivamente come dolorosi. Tutto ciò spiega perché circa 71% dei transgender non esegue screening di prevenzione oncologica. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato nel 2020 un documento Standard di Cura per la salute delle persone transessuali, trans gender e di genere non-conforme che include una parte dedicata proprio alla prevenzione oncologica e cardiovascolare: un’utile guida in un campo delicato e complesso a causa di svariati fattori individuali, sociali e medici.
Concludendo. La medicina genere-specifica è una rivoluzione copernicana perché può contribuire a scardinare i pregiudizi trasversali a tutta la società con conseguenze positive sulla salute di tutti noi.
Dr.ssa Sandra Chiodi
Medico Chirurgo, Spec. in Ginecologia, Sessuologa clinica