“SENTIMENTAL VALUE”
un film di Joachim Trier (2025)
È un film che sorprende, che tiene seduti in sala a vedere scorrere i titoli di coda fino agli ultimi superflui dettagli, nell’inconsapevole tentativo di non voler interrompere quel feeling tone, difficile da definire, ma che scena dopo scena si è insinuato nello spettatore.
Un film pacato, ricco di silenzi e dettagli, capace di coinvolgere emotivamente con la sua storia, della quale la prima protagonista è una casa: già nelle scene iniziali del film la vediamo dapprima costruire e poi lungo tutto il racconto farsi teatro e metafora di epoche familiari e di vite in trasformazione, come un testimone che passa di mano in mano, fatto di amore, lutti, traumi e ferite, sullo sfondo di un’altra storia, quella del secolo scorso con altri lutti e ferite collettive che si riverberano sulla vita dei protagonisti.
Sono questi alcuni dei numerosi temi del film di Joachim Trier: le dinamiche familiari, il rapporto tra una figlia e un padre “troppo” presente, ma solo per un attimo e poi drammaticamente assente e il legame profondo tra due sorelle; temi che spesso il cinema frequenta e che tuttavia il regista conferma di saper trattare con particolare efficacia (come già mostrava nel suo precedente film “La peggiore persona del mondo” ), riuscendo a catturare l’attenzione emotiva del pubblico attraverso l’intensità e la coerenza narrativa dei suoi personaggi e delle loro vicende.
Mentre la storia si dipana e si disvelano le trame familiari, emerge con crescente evidenza dalle dinamiche irrisolte dei protagonisti, il tema dell’attaccamento, nelle sue diverse variabili e possibili evoluzioni, tema che alcune sequenze del film traducono con un’efficacia e una incisività veramente singolari, quasi se ne scorresse un trattato.
In “Sentimental value” i principali protagonisti, la figlia maggiore e il padre, cercano di ricomporre i loro precari equilibri in questa fase della loro vita che li ha fatti reincontrare. Proveranno a metterli letteralmente in scena (lei è una talentuosa attrice di teatro, lui un affermato regista al tramonto). Forse ci riusciranno o forse solo in parte, nella difficile ricerca di una differente prospettiva che risponda ai bisogni attuali di entrambi e lenisca le ferite del passato.
Il film del regista norvegese è ricco di momenti emotivamente intensi e di numerosi contenuti psicologicamente significativi che lo rendono apprezzabile sia dallo sguardo curioso e attento di chi, per competenze e/o professionalità è particolarmente interessato alle complesse dinamiche psico-affettive che vi sono rappresentate, sia da chi ne rimarrà coinvolto per risonanze emotive con i propri traumi ed esperienze, o da altri ancora per entrambe le motivazioni.
La forza del cinema.
Roberto Todella