SHAMELESS (Senza vergogna) una serie tv americana del 2011.
Il titolo è molto azzeccato perché suscita nello spettatore una sorprendente sensazione di imbarazzo fin dalla sigla. Nella serie si racconta la storia di una famiglia povera e disfunzionale del South Side di Chicago, composta da sei fratelli che “si crescono da soli”. Fiona, la maggiore, con la forza e l’attaccamento alla vita di chi non ha niente da perdere, ma non si arrende, si assume l’arduo compito di mettere insieme, giorno per giorno, il pranzo con la cena e di proteggere i suoi fratelli dai pasticci. La madre, affetta da disturbo bipolare, è quasi sempre lontana mentre il padre, alcolista, è presente senza essere di aiuto a causa di un atteggiamento opportunista e spregiudicato.
Nonostante la tragicità della situazione la serie risulta brillante e divertente per l’ironia con cui le vicende della famiglia Gallagher vengono narrate e perché non c’è mai limite al peggio ed alla capacità di trasformare un evento doloroso in un nuovo modo di interpretare la propria vita. Ai ragazzi Gallagher manca quasi tutto, ma non l’intelligenza e la resilienza.
Come mai la descrizione di un’umanità così povera, sofferente e malconcia ha suscitato grande interesse nel pubblico adolescente? Forse per lo stesso motivo per cui ragazzi di ogni estrazione sociale e con percorsi di vita assolutamente diversi amano la musica trap. I cantanti trap descrivono una vita di stenti e povertà, spesso trascorsa accanto ad una madre sola, abbandonata da un uomo che ha abdicato al proprio ruolo paterno. Per molti di loro, cresciuti in quartieri periferici e degradati, lo spaccio e la delinquenza sono stati gli unici modi per sopravvivere, fino a quando, raggiunto il successo come trapper, i soldi hanno spalancato alcune porte che la miseria dell’infanzia aveva sbattuto loro in faccia. Non tutti i ragazzi che amano i trapper sono cresciuti in ambienti poveri e degradati e con genitori assenti, ciononostante sembra che ne condividano la solitudine e l’inquietudine per il futuro. Per molti di loro che hanno l’età per chiedersi come saranno da grandi, questo nostro mondo appare troppo incerto, alimenta le paure, genera confusione e sfiducia. Sia i trapper che i personaggi di questa serie tv cercano un riscatto e lottano con tenacia per conquistarsi un posto meno precario nel mondo e questo è forse di qualche conforto.
In Shameless, in parte per la giovane età dei protagonisti, in parte per l’assenza di codici morali, il sesso è rappresentato in modo molto esplicito, provocatorio, talvolta promiscuo, ma senza alcun imbarazzo o rigidità. Gli adulti sono raffigurati come inconsistenti o assenti, talvolta violenti ed i ragazzi di questo spaccato di una America povera e reietta, trovano nuove regole per stare al mondo, a partire da un atteggiamento fluido e tollerante verso ogni tipo di diversità.
La vergogna è un’emozione che oggi addolora profondamente molte persone, in special modo gli adolescenti che non possono ancora contare sulla sicurezza di un sé definito. Nella nostra società, i principi educativi spesso pongono l’accento su ciò che è considerato giusto o sbagliato e questo può alimentare la paura di non essere accettati se non si è conformi ai valori dominanti come la ricerca di approvazione sociale. Rigidità, giudizio, una certa forma di censura, mascherata da protezione, non aiuta gli adolescenti ad affrontare la vita con curiosità e fiducia, concedendosi il tempo per andare alla scoperta di sé, senza il terrore di sbagliare o di essere sbagliati.
I protagonisti di Shamless, invece, sbagliano continuamente, per mancanza di adulti che offrano ascolto e protezione e avendo allo stesso tempo la libertà di non sapere già quale sia la strada da percorrere.
Credo che le azioni educative da rivolgere ai bambini ed ai ragazzi di oggi dovrebbero contemplare maggiormente la possibilità di apprendere dall’esperienza, valorizzando l’errore come insostituibile occasione di conoscersi, di accettare la propria imperfezione e di scoprire nuovi modi di affrontare la vita: a noi adulti resta il compito di ascoltarli ed offrire loro un esempio credibile e coerente di come si sta al mondo, perché possano con maggiore libertà leggere i propri e gli altrui bisogni senza imporre censure o generare paure, di cui proprio non hanno necessità.
Paola Guglieri
Psicologa, psicoterapeuta